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E
trascorso circa un anno dalla campagna di autodenuncia
collettiva signor giudice ho piantato un
seme. Un gruppo di persone ha voluto evidenziare
con questo gesto le contraddizioni esistenti sul
piano normativo e lassurdità del
permanere nel nostro ordinamento di una ipotesi
di reato come quella prevista dallart.73
del testo unico sulla disciplina delle sostanze
stupefacenti. Infatti lart.73 punisce la
coltivazione di sostanze stupefacenti, senza fare
alcuna distinzione tra le sostanze stesse e soprattutto
senza distinguere tra lipotesi di chi coltiva
per fare uso personale della sostanza e quella
di chi coltiva a fine di spaccio.
(segue)
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il
manifesto 20 Aprile 2002
Impazienti
per la cannabis
Nasce l'associazione «Pazienti impazienti
cannabis». Chiedono libertà di cura
e la liberalizzazione della sostanza, etichettata
come droga e dunque proibita
Che la cannabis abbia poteri terapeutici
è una cosa talmente risaputa che diversi
governi si stanno attrezzando per garantirne la
somministrazione ai bisognosi. Tra questi non
c'è l'Italia, dove i derivati della canapa
indiana sono tuttora considerati illegali, al
punto che tentare di curarsi clandestinamente
può voler dire addirittura rischiare l'arresto.
Per lottare contro questa criminalizzazione e
chiedere libertà di cura è nata
l'associazione «Pazienti impazienti cannabis»
(Pic), che sarà presentata questo pomeriggio
alle 16 nel centro sociale romano Forte Prenestino,
nell'ambito della Festa della semina (previsti
gli interventi di Carla Rocchi, Roberto Suozzi,
Franca Maria Catri ed Elettra Deiana).
(segue)
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il
manifesto 21 Aprile 2002
Uno
spinello di speranza
Roma, i «pazienti impazienti»
si associano e chiedono libertà di curarsi
con la cannabis
«Nel maggio del `76 feci richiesta agli
uffici federali competenti per ottenere immediata
disponibilità di marijuana dal governo;
in luglio, al processo, invocammo l'attenuante
legale, mai sperimentata prima, della "necessità
medica". Nel novembre del '76 i burocrati
cedettero. Consegnarono un barattolo con 300 sigarette
di marijuana già rollate al mio nuovo dottore.
In questo modo diventai il primo americano ad
avere ottenuto l'autorizzazione a fare uso di
marijuana legale, sotto supervisione medica».
Peccato che in seguito James Burton sarà
condannato a un anno di prigione e alla confisca
dei beni per aver fumato marijuana a scopi terapeutici.
Per questo l'uomo, affetto da glaucoma, fuggirà
in Olanda, dove fonderà, nel `93, l'Institute
of medical marijuana.
(segue)
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il
manifesto 21 Aprile 2002
CANAPA:
UNA MEDICINA DEMONIZZATA
Perché
si può legalizzare
Dopo millenni di utilizzo in numerose
patologie qualcuno aveva deciso che questa pianta
doveva essere bandita, non solo dalla farmacopea,
ma da tutto il pianeta. Il processo di criminalizzazione,
messo in atto da lobby americane negli anni 40,
ha dato i suoi frutti.Infatti
in tutti gli Stati del mondo la canapa è
stata proibita come droga pericolosissima adducendo
a supporto inconsistenti, se non falsi, studi
scientifici. Innanzitutto, i ventilati rischi
di morte da abuso non hanno trovato conforto nei
rilievi statistici, in quanto non è stato
possibile documentare un solo decesso da assunzione
di sola cannabis.
(segue)
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il
manifesto 10 Marzo 2001
LIBERATE
MARIA
JUANA
Proibita
negli Usa da un Marijuana act del 1937, in
Italia da una legge poco applicata.
Per chiederne l'abrogazione in primavera parte
una campagna di autodenuncia e di disobbedienza
civile.
Bomba,
bombetta, canna, cannone, cannetta, joint, porro,
petardo, spinello. Tanti nomi (sicuramente ne
avremo omesso qualcuno), un solo uso per la Maria
Giovanna tanto cara agli Articolo 31. A fumarla
sono in tanti, giovani universitari o disoccupati,
lavoratori interinali o impiegati frustrati. E,
parola del ministro della sanità Umberto Veronesi,
anche un bel po' di professori. Molti la fumano
per piacere, alcuni per curarsi, da qualche parte
(non in Italia) ne è perfino consentito l'uso
terapeutico (soprattutto per alleviare i dolori
dei malati terminali di cancro)...
(segue) >
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liberazione
10 Marzo 2001
CANNABIS,
COLTIVARLA E' UN DIRITTO NATURALE
L'appello
per la campagna di disobbedienza civile:piantiamo
un seme e consegnamo la pianta autodenunciamoci
collettivamente.
Il
16 marzo è
partita una campagna di disobbedienza civile
che prevede il diretto coinvolgimento dei consumatori
e non, in un percorso di autodenuncia. Invitiamo
tutti a piantare un seme di cannabis per poi consegnare
collettivamente la piantina un mese dopo nelle
opportune sedi, al termine di una giornata di
mobilitazione generale con autodenuncia. Riteniamo
che la coltivazione della cannabis sia un diritto
naturale come per il basilico o l'uva, e che l'autodenuncia
sia il modo più forte per rivendicarlo
e portare inalmente il proibizionismo sul banco
degli imputati. Sul piano del diritto è
sempre più evidente l'insostenibilità
della persecuzione di reati relativi alla sfera
del comportamento privato...
(segue) >
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il
manifesto 17 Marzo 2001
Signor
giudice, la pianto
Alessandro
Buccolieri
Parte
la campagna di autodenuncia delle coltivazioni
personali di marijuana
Ho
fumato la prima canna a 15 anni, nel '75. Due
anni dopo mi sono nate tre piantine da semi un
po' maltrattati che avevo trovato in una colombiana
ottima ma pressata. Incredibilmente riuscirono
a crescere e sopravvivere alla mia inesperienza,
ed erano tutte femmine. Sinceramente all'epoca
il buon fumo non mancava, le coltivai più per
curiosità e per il gusto dell'esotico che per
il consumo. Eppure era buona, incredibilmente
reggeva i confronti con i parametri qualitativi
di allora. La sua estrema capacità di adattamento,
la sua democraticità, la possibilità di essere
coltivata da tutti, perfino da un incredulo principiante
quale io ero, distrusse il mio preconcetto di
pianta da altri climi. Siamo nel 2001, se le menzogne
muccioliniane fossero vere ora io dovrei farmi
non le pere, ma gli alberi, anzi no, frutteti
interi di pere...
(segue) >
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il
manifesto 17 Marzo 2001
LA
VICEMINISTRO
Quella
legge è fuori dal tempo
Carla
Rocchi
Leggo
gli articoli pubblicati sul Manifesto e su Liberazione,
sulla campagna - organizzata e sostenuta da un
vasto cartello di associazioni e cittadini - dal
titolo: "Signor giudice ho piantato un seme" e
noto che non è stato posto in sufficiente evidenza
un aspetto secondo me importante in merito all'uso
ormai diffusissimo della coltivazione e del consumo
della canapa. La legge che proibisce la coltivazione
di canapa non appare più al passo con i tempi.
Vanno in questa direttiva le sempre più numerose
sentenze assolutorie per i canapicultori. Ne deriva
una considerazione sulla necessità e attualità
del permanere della sanzione penale. Cresce il
numero delle persone che si rifiutano di credere
a luoghi comuni che presentano la canapa come
una droga pericolosa e viatico per le droghe pesanti
mentre sono sempre più diffusi studi e rapporti
medico-scientifici che affermano la bassa tossicità
della canapa rispetto a sostanze legali (come
alcool, tabacco e caffè) evidenziandone l'efficacia
terapeutica per molte patologie...
(segue) >
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Alias
inserto "il manifesto" 31 Marzo 2001
Lerba
voglio
Guido
Blumir
Forse la Svizzera sarà
il primo paese a legalizzare il consumo di canapa.
Il suo governo pochi giorni fa ha trasmesso al
parlamento le sue proposte. Quello che stupisce
è che ormai da tempo nella realtà
quotidiana, la Svizzera aveva adottato una posizione
di larga tolleranza verso il consumo di marijuana.
Il sintomo più vistoso: lesistenza
di decine e decine di negozi che vendono pacchettini
con erba. Aromaterapia era stata la
formula che, inserendosi in una smagliatura della
legge, aveva dato il via. Con qualche eccezione,
polizia e magistratura avevano lasciato correre.
Dunque la Svizzera si trovava ad avere una situazione
ambigua giuridicamente, ma accettata come fenomeno
sociale. Perché allora cercare grane?
E cioè mettere mano a una normativa precisa
che stabilisce cosa si può fare e cosa
no? Evidentemente in base a considerazioni molto
serie, su cui sono stati messi al lavoro tanti
studiosi e recepite le loro indicazioni; per togliere
spazio alla criminalità, per chiarire i
limiti (per esempio la vendita ai minori), etc.;
considerazioni serie......
(segue) >
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il
manifesto 8 aprile 2001
La
canapa curante
Paolo
La Marca
La coltivazione della cannabis
è un diritto naturale come per il basilico o l'uva.
Un diritto che ogni essere umano acquisisce al
momento della nascita, poiché il patrimonio botanico
del pianeta appartiene al genere umano. In uno
stato di diritto non può esistere una legge che
mette fuorilegge una parte così ampia della popolazione.
Seminiamo disobbedienza Leggendo le liste di associazioni,
organizzazioni e singoli individui che corredano
i vari annunci relativi al movimento che reclama
l'utilizzo terapeutico, e la legalizzazione, della
cannabis (cannabis sativa, non scordiamoci che
in definitiva si tratta solo di una pianta) che
attraversa il nostro paese, vi sarà sicuramente
capitato di scorgere il nome della Lila. Potrebbe
a questo punto sorgere spontanea una domanda:
cosa ci fa una organizzazione non governativa,
dedita alla ricerca, alla difesa dei diritti,
all'implementazione di svariate attività di prevenzione
e informazione nel campo dell'Aids, all'interno
di questo movimento?
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il
manifesto 8 aprile 2001
Una
legge da buttare
Simona
Di Pangrazio* - Arturo Salerni*
L'
avvio della campagna "signor giudice ho piantato
un seme" intende, attraverso la scelta radicale
di una autodenuncia di massa, manifestare il dissenso
verso le previsioni dell'ordinamento giuridico
rispetto alle condotte legate all'uso personale
delle sostanze stupefacenti. La normativa sulla
coltivazione è rivelatrice della profonda
distanza esistente, in materia di droghe, tra
il sentire comune e la norma giuridica. I consumatori
abituali od occasionali di droghe leggere sono
milioni. Milioni di persone che provano piacere
a fumare abitualmente o occasionalmente uno spinello,
attività dagli effetti identici a quelli
dati dal bere un bicchiere di vino, sono soggette,
in base alla normativa prevista dal Dpr 309/90
(testo unico delle norme sulle sostanze stupefacenti)
al rischio della sospensione della patente di
guida, del passaporto, della licenza del porto
d'armi, del permesso di soggiorno se cittadini
extracomunitari (oltre al rischio sempre incombente
dell'apertura di un procedimento penale).
(segue)
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| altri
articoli |
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la
repubblica 28 novembre 2000
Il
ministro della Sanità alla conferenza di
Genova assolve le droghe leggere:
"Non hanno mai ucciso nessuno"
Veronesi:
"Fallito il proibizionismo"
Ciampi:
"Coordinamento internazionale contro il traffico
di stupefacenti"
GENOVA
- Il proibizionismo ha fallito e le droghe leggere
non hanno mai ucciso nessuno. Ne è convinto
il ministro della Sanità Umberto Veronesi
che ha chiarito la sua posizione intervenendo
alla conferenza nazionale sulla droga......
(segue)
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|
la
repubblica 28 novembre 2000
Lo
sportello allestito sul piazzale del Porto Antico
per distribuire il necessario per uno spinello
Va
esaurita la "cannacard"
GENOVA
- Ressa davanti al "Ganjamat", lo sportello
che distribuiva marjiuana (in gergo, ganja), allestito
questo pomeriggio sul piazzale del Porto Antico
di Genova. Inserendo in una fessura la "cannacard",
una carta distribuita gratuitamente stamane ai
partecipanti al corteo antiproibizionista, da
una feritoia usciva una bustina di plastica trasparente
con dentro la dose per uno spinello.
(segue) >
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