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L’erba voglio
di Guido Blumir*

Forse la Svizzera sarà il primo paese a legalizzare il consumo di canapa. Il suo governo pochi giorni fa ha trasmesso al parlamento le sue proposte. Quello che stupisce è che ormai da tempo nella realtà quotidiana, la Svizzera aveva adottato una posizione di larga tolleranza verso il consumo di marijuana. Il sintomo più vistoso: l’esistenza di decine e decine di negozi che vendono pacchettini con erba. “Aromaterapia” era stata la formula che, inserendosi in una smagliatura della legge, aveva dato il via. Con qualche eccezione, polizia e magistratura avevano lasciato correre. Dunque la Svizzera si trovava ad avere una situazione ambigua giuridicamente, ma accettata come fenomeno sociale. Perché allora “cercare grane”? E cioè mettere mano a una normativa precisa che stabilisce cosa si può fare e cosa no? Evidentemente in base a considerazioni molto serie, su cui sono stati messi al lavoro tanti studiosi e recepite le loro indicazioni; per togliere spazio alla criminalità, per chiarire i limiti (per esempio la vendita ai minori), etc.; considerazioni serie.
Se si arriverà ad alcune misure legalizzatorie (forse la coltivazione per uso personale, la vendita di piccole quantità a maggiorenni), saremo di fronte a una svolta clamorosa nella lunga storia che ha portato i paesi occidentali e non solo a rendere proibito ogni tipo di uso di cannabis. Il significato politico di questi fatti è esplosivo.

Ventinove anni fa
Il Governo degli Stati Uniti presieduto da Nixon incaricò una Commissione composta dai più illustri scienziati americani di redigere un rapporto onnicomprensivo sulla marijuana. Un lavoro straordinario. I risultati: la marijuana non è causa di criminalità, non provoca seri danni ai consumatori, non ha un ruolo nel passaggio a droghe più pericolose. Dunque, cambiare presenta numerosi vantaggi sociali. Il governo Usa non arresta gli illustri membri della commissione, ma poco ci manca. E non recepisce nulla delle raccomandazioni. E’ il contrario della Svizzera: la “politica” vince sulla scienza. E ha le sue ragioni: perché Nixon, e tanti che lo sostengono, odiano tutta quella nuova realtà di giovani contestatori, che sono anche, a differenza della maggioranza silenziosa “straight”, consumatori di marijuana. Dunque è bene che vadano in prigione (300.000 all’anno), e ci restino, come John Sinclair, leader del movimento “White Panthers” e del gruppo rock Mc5.

La storia americana
Comincia oltre 40 anni prima. Il proibizionismo sull’alcool, con effetti disastrosi sulla società, aveva fatto nascere il business della giustizia spettacolo. Clamorose irruzioni, sequestri e sparatorie coi trafficanti, vip beccati con le mani nel sacco, prime pagine, colore, premi, soldi, successo. La droga (alcool) è anche questo business e comunicazione (è degli anni ‘50 la serie tv dedicata agli eroi della lotta all’alcool, Gli intoccabili, da cui il film omonimo anni ‘80 di Brian De Palma). Questo gioco non poteva morire con la fine del proibizionismo alcolico. Non per i trafficanti e non per il Federal Bureau of Narcotics. E fu proibita la marijuana che costava poco ed era legale. Tanto i consumatori erano perlopiù black o ispanoamericani.Questa storia è andata avanti per più di mezzo secolo e ha condizionato governi e politiche di tutto il mondo. In politica, quando non ci sono guerre reali da combattere, a volte conviene far la guerra a qualcosa, per ottenere vittorie e popolarità, e così nacque la linea anni ‘80 Reagan-Bush-Giuliani della tolleranza zero, che Craxi tentò di introdurre in Italia. Gli studi di Becker, Lindesmith, Kaplan, Szasz, Brecher, e in Italia di Arnao, Averni e altri, hanno smontato il giocattolo della marijuana proibita.
Clinton non ha cavalcato integralmente la linea della tolleranza zero, ma si è trovato un po’ incastrato, senza il coraggio di voltare pagina.

Maremoto marijuanico
A cavallo della fine ‘90 e inizio 2000, vengono a maturazione una serie di fenomeni assolutamente imprevisti dai tanti governi. Il primo, e più ovvio, è sociale: solo una parte dei milioni di persone che hanno cominciato a fumare
negli anni ‘60 e ‘70 ha smesso. E d’altra parte ogni generazione successiva si è fatta le sue esperienze. Quindi, l’area si è allargata a tre-quattro generazioni, dai 15 ai 60 anni.E’ un fatto sociale e riguarda decine di milioni di persone. E sono persone che si spostano, che viaggiano, che comunicano. Quindi, l’altro grande fatto è di percezione sociale: queste decine di milioni di persone non si considerano malati, e bisognosi di cure mediche, e di controlli in prefettura, e di soggiorni in comunità terapeutiche. Hanno diverse opinioni sull’erba, che vanno dal molto positivo al non c’è male. Ma poi ci sono le centinaia di milioni di persone che non fumano. Ora, verso questi, è esplosa negli ultimi anni la comunicazione. Da Shakespeare a Whitney Houston, dalla Regina Vittoria ai giocatori di basket e ai campioni delle olimpiadi. Tutti fumatori. Il sogno di un pubblicitario a caccia di testimonial. Tra i tempi che sono maturati e Internet si è scoperchiato un pentolone. L’illegalità dei consumatori viene percepita dall’opinione pubblica come una sostanziale ingiustizia e qualcosa di anacronistico.

L’erba medica
Per chi ha letto 30 anni fa gli studi di Mikuriya, o conosce le medicine antiche orientali, questa può essere un’ovvietà. Ma per milioni di telespettatori bombardati da trent’anni di slogan sulla “droga”, che vengono a saperlo solo ora, da bravi medici, da pazienti che raccontano i benefici visibili, o addirittura da ministri, questa è una piacevole (perché sono sempre benvenuti nuovi farmaci efficaci) e sconvolgente notizia. Resa più impegnativa dal fatto che alcuni serissimi Paesi dopo accurate sperimentazioni hanno legalizzato questo uso medico. I movimenti e le associazioni che hanno puntato sulla cannabis medica, hanno un’importanza formidabile nel ridare alla marijuana l’immagine realistica, botanica e farmacologica, di pianta a diverse dimensioni d’uso, contro l’immagine demoniaca artificiosamente costruita nel tempo.

Rivoluzione giuridica
Il Referendum italiano del’93 e la sentenza della Corte Costituzionale tedesca, sono state tra le cose più importanti in Europa negli anni ’90. Il referendum è stato il primo sulla droga ammesso in Italia dalla Corte Costituzionale tra i tanti che per molti anni i radicali avevano tenacemente proposto. I risultati si vedono. Sentenze di assoluzione per detenzione di quantità non modiche per uso personale. Sentenze di assoluzione per piccola coltivazione. Sentenza di assoluzione per l’hashish consegnato in Tv da Pannella ad Alda D’Eusanio. Sentenze importanti della Cassazione.

Fenomeno commerciale
La differenza enorme fra la marijuana e altre sostanze più pericolose è evidenziata dall’ e-commerce. Si vendono semi per la coltivazione, pacchettini aromaterapici, lampade per crescite più veloci e di qualità, tipo L’erba di Grace. Nessuno si sognerebbe di pubblicizzare eroina via internet. Semi sì. Ci possono essere dei dissensi, delle proteste, ma c’è una certa accettazione sociale. Nel momento in cui c’è una commercializzazione, seppure grigia, seppure marginale, della marijuana o dei semi per la coltivazione, cade un tabù.

L’uso open
In Italia, una parte della polizia svolge un “antiproibizionismo di strada” di fatto. Nessun commissario è così folle da far fermare migliaia di persone per gli spinelli. In molte circostanze, centinaia di persone fumano insieme e la polizia non interviene. Eppure in base alla legge sarebbe costretta. E’ un antiproibizionismo di strada suggerito dal buonsenso. Nel momento in cui queste situazioni sono centinaia, migliaia su tutto il territorio durante l’anno, è successo qualcosa di significativo.Tutto questo costituisce un colossale paradosso. Non c’è un’altra situazione considerata illegale che funzioni così. Qualche paragone potrebbe esserci con i comportamenti omosessuali che però sono proibiti (in Occidente) in rari casi: per l’erba, in quasi tutti.

Futuro
34 anni fa, il Times pubblicò un’intera pagina-manifesto, firmata da Premi Nobel, dai Beatles e da altre illustri personalità, per la legalizzazione della marijuana. Su questo genere di problemi sociali, in genere, fra la proposizione di un istanza a livelli così alti e la traduzione pratica, passano 5, 10, 15 anni. Così è stato per l’aborto o per l’obiezione di coscienza. Da questo punto di vista, quella dell’erba sembrerebbe una vicenda senza fine. Nel momento in cui un paese (come forse la Svizzera) stabilisce la legalizzazione di alcuni comportamenti (come per esempio la coltivazione per uso personale), comincia un’altra vicenda.

*Sociologo, presidente del comitato scientifico “Libertà e droga”.
Tra i suoi libri “La droga e il sistema” (con Marisa Rusconi) e “Eroina”.

Alias inserto "il Manifesto" 30-04-2001