Le pagine della campagna pianta il seme sono autogestite dal CSIOA Villaggio Globale di Roma

 


E’ trascorso circa un anno dalla campagna di autodenuncia collettiva “signor giudice ho piantato un seme”. Un gruppo di persone ha voluto evidenziare con questo gesto le contraddizioni esistenti sul piano normativo e l’assurdità del permanere nel nostro ordinamento di una ipotesi di reato come quella prevista dall’art.73 del testo unico sulla disciplina delle sostanze stupefacenti. Infatti l’art.73 punisce la coltivazione di sostanze stupefacenti, senza fare alcuna distinzione tra le sostanze stesse e soprattutto senza distinguere tra l’ipotesi di chi coltiva per fare uso personale della sostanza e quella di chi coltiva a fine di spaccio. Va fatto presente che nelle pronunzie dei giudici si è andato consolidando nel tempo l’orientamento in base al quale la coltivazione di poche piantine di marijuana finalizzata al consumo personale non possa essere sanzionata penalmente. Esistono infatti diverse sentenze di assoluzione dal reato di coltivazione di sostanze stupefacenti nei casi in cui l’attività di coltivazione sia limitata ad un numero esiguo di piante.
Nei casi delle autodenunce collettive si è sinora avuta la richiesta di archiviazione della notizia di reato da parte della Procura della Repubblica di Roma ed una pronunzia di proscioglimento da parte del Tribunale per i Minorenni di Roma. Va considerato che la quantità nulla di principio attivo contenuta nelle piantine consegnate alla magistratura rendeva comunque difficile la contestazione nei confronti di coloro che si autodenunciavano della ipotesi di detenzione di sostanze stupefacenti, anche in relazione al fatto che si trattava - per esplicita indicazione nell’atto di denunzia - di una forma di “adozione” delle piantine finalizzata alla successiva consegna della stessa, unitamente all’autodenuncia, alla Procura della Repubblica competente per le indagini. Non siamo ancora in possesso delle motivazioni della richiesta di proscioglimento da parte del sostituto procuratore della repubblica incaricato delle indagini in quanto su di esse si deve prima esprimere il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma.
Con riferimento alle previsioni contenute nel testo unico del 1990 va ricordato che alternativamente all’ipotesi della sanzione penale, contenuta nell’art.73, può trovare applicazione la sanzione amministrativa (sospensione della patente, del passaporto, del porto d’armi e, per i cittadini provenienti da paesi esterni all’Unione Europea, del permesso di soggiorno). Alla sanzione amministrativa - nel sistema che si è determinato a seguito dell’adozione del testo unico del 1990 e del successivo referendum parzialmente abrogativo del 1993 - infatti si può arrivare nelle ipotesi di mera detenzione di sostanze stupefacenti (ovvero in quelle ipotesi di detenzione non finalizzate allo spaccio, e quindi non penalmente rilevanti). Si tratta di un sistema repressivo, spesso illogico, su cui bisogna intervenire: questo è stato il senso della campagna, che ha visto momenti di partecipazione significativi.

Arturo Salerni