CENTRALI A BIOMASSE?

Riceviamo il seguente articolo dal sito biocannabis che condividiamo e pubblichiamo invitando chi legge a replicarlo, inviandolo ai propri contatti.

 

C’è chi vorrebbe alimentare quegli impianti con la canapa usata per disinquinare i terreni …

… e C’È CHI DICE NO!

Siamo allarmati da due pericolosi disegni di legge di modifica della attuale normativa  sulla coltivazione della canapa in campo agricolo, per le 52 varietà non psicoattive ammesse e incentivate dalla Comunità Europea.
Sono due progetti di legge, uno peggiore dell’altro, uno della Regione Lazio e l’altro della Commissione Agricoltura della Camera.

Sul nostro sito a questo link è visionabile una analisi approfondita e dettagliata delle due PL messe in relazione alla attuale normativa con il commento su come, da agricoltori, vediamo queste proposte e cosa invece necessiterebbe, secondo noi il settore.

Indicazioni su cosa, al contrario di queste proposte, si dovrebbe e potrebbe fare se veramente si volesse far ripartire la coltivazione della canapa, in maniera etica, secondo un altro modello di sviluppo, capace di creare occupazione nel rispetto della vita e dell’ambiente che la circonda.

Fortunatamente ancora C’E’ CHI DICE NO al profitto ad ogni costo sulla pelle e la salute dei cittadini, ai progetti sostenuti e propagandati da falsi ambientalisti e falsi antiproibizionisti che apparentemente parrebbero sostenere la canapa, individuata in queste proposte come la risorsa per produrre la biomassa necessaria  alle centrali alimentate in questo modo per l’ottenimento dell’energia elettrica.

C’è addirittura chi incredibilmente propone di depurare i terreni altamente inquinati con la canapa, per poi bruciarla in quelle centrali a biomassa per ottenere energia elettrica.
Non siamo solo contrari a bruciare la biomassa inquinata della canapa utilizzata per fitodepurare in impianti a biomassa, siamo contrari anche a usare comunque  la canapa come biomassa da bruciare in quelle centrali, anche se provenisse da terreni agricoli.

Anche se non usata per depurare i siti super inquinati, la canapa è comunque una pianta fitodepuratrice  in grado di assorbire dal terreno molto più di altre piante e già i residui dei prodotti usati legalmente in agricoltura convenzionale ne renderebbero dannoso per la salute pubblica questo utilizzo.

Noi siamo contrari a quegli impianti a biomassa, per via delle alte emissioni di micropolveri PM10 e PM2.5, oltre che di idrocarburi policiclici aromatici (PAH), composti organici volatili, monossido di carbonio, ossidi di azoto e di zolfo, tutte sostanze altamente nocive per la salute, normalmente emesse durante la combustione delle biomasse solide.

Figuriamoci quindi cosa verrebbe immesso nell’aria che respiriamo usando come combustibile le piante usate per depurare terreni inquinati da diossine, nitrati, fosfati, clorati, esaclorocicloesano, DDE, DDT, arsenico, cadmio, piombo, mercurio, altri metalli pesanti pesanti ed anche particelle radioattive, come quelle rintracciate nei pressi delle centrali atomiche non più in uso.

Siamo allarmati da questi pericolosi disegni di legge in campo agricolo, uno della Regione Lazio e l’altro della Commissione Agricoltura della Camera, che intendono incentivare la coltivazione della canapa per la produzione della biomassa necessaria a quelle centrali a biomassa che noi invece riteniamo andrebbero chiuse.

Non siamo contrari a disinquinare i terreni con la canapa a patto che poi quella biomassa venga stoccata in siti protetti e mai più immessa in circolo per nessun uso e di seguito proponiamo alcuni link alle forme di resistenza verso questi crimini contro l’ambiente e l’umanità che abita vicino alle centrali a Biomassa.

 

NO BIOMASSE NO BIOGAS SENZA SE E SENZA MA, il sito di sgonfia biogas:

La mappa dei comitati no inceneritori, no biomasse in Italia, cliccando su una regione appaiono i link alle pagine dei comitati di quella regione:

http://www.sanfocadelfriuli.it/wp-content/uploads/2013/06/mappa_italia_col.gif

Ecco invece, nell’esempio del disastro della Valle del Sacco o Valle Latina, la prova di cosa causano quelle logiche del profitto ad ogni costo senza il rispetto dell’ambiente e della salute di chi ci vive, che privilegiano come valore fondamentale gli investimenti finanziari delle industrie invece che la vita:

Thumbnail for Repubblica.it  »  cronaca  »  Lazio, allarme fiume inquinato 25 vacche muoiono sulla riva

Qui trovate gli indirizzi aggiornati (sotto la responsabilità dei singoli comitati che li comunicano) dei Comitati di tutta Italia che si battono contro la proliferazione delle (centrali) biogas e biomasse:

link originale: http://www.biocannabis.it/?p=427

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Siamo l’unica manifestazione in Italia che denuncia la presenza della camorra nei propri appuntamenti di massa.

Siamo l’unica manifestazione che cambia modalità per limitarne l’imperversare descritto alla fine dell’appello in home page.

Siamo l’unica manifestazione che spegne la musica per chiedere ai partecipanti di cacciarli e di non finanziare la criminalità organizzata, spiegando che è per garantire il loro monopolio che ci arrestano se coltiviamo una piantina.

Siamo l’unica manifestazione dove le persone, a rischio della propria incolumità, cacciano coloro che prima vendono bevande in bottiglie di vetro trasportate con bagnarole trascinate su carretti metallici tra la folla e poi tutto il resto per “O’ Sistema”, come lo chiamano in Campania.

Siamo l’unico movimento che deve difendere le proprie manifestazioni da coloro che vorrebbero venirci per il loro interesse e non solo la criminalità organizzata.

In passato abbiamo nel 2002 e nel 2014 cacciato chi provava a fare la passerella nelle nostre manifestazioni autorganizzate per parassitare quella visibilità a loro necessaria per sperare di essere eletti.

Se vi sembra poco diteci cosa e come sarebbe sensato manifestare antiproibizionismo in maniera meno contraddittoria e con maggiori contenuti, senza fare il gioco e gli interessi di chi combattiamo.

 

mmm15 greenclub

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Million Marijuana March Day - 9 maggio 2015

MMM2015 square

Cannabis Bene Comune

La lunga MARCIA parte da lontano, il traguardo non è ancora in vista, ma più ci si avvicina e maggiori sono i rischi di finire sugli scogli, attirati su false rotte da sciacalli, finti profeti ed ingannevoli sirene.

Siamo da 15 anni nella rete mondiale della Million Marijuana March, una rete che ogni anno in maggio mobilita centinaia di città su una piattaforma condivisa di tre punti: fine delle persecuzioni, diritto all’uso terapeutico e diritto a coltivare liberamente una pianta che è un pezzo del patrimonio botanico del pianeta.

Nella scorsa edizione abbiamo coniato il termine “UMANOPOLIO”, il monopolio all'umanità come negazione del concetto di monopolio. Nessun monopolio quindi, ma Cannabis Bene Comune, da difendere dagli intenti monopolistici non solo delle mafie ma anche delle multinazionali soprattutto del tabacco e del farmaco, in aiuto delle quali sono giunte alcune associazioni antiproibizioniste dichiaratamente favorevoli ai monopoli.

In questa 15esima edizione intendiamo continuare sul percorso da sempre seguito, distante anni luce dalle logiche del profitto e della mercificazione dettata dal neoliberismo e inseguita dagli squali dei grossi capitali, che si avventano su quella che Giancarlo Arnao definiva “la mite piantina”.

Siamo allarmati dalla disinformazione sugli imponenti investimenti finanziari in atto sulla Cannabis in altri paesi del mondo, interpretati dai media nostrani come la fine del proibizionismo. Questa nuova corsa all'oro mascherata da legalizzazione mira ad imporre le stesse regole di mercato che hanno portato ovunque sfruttamento e omologazione, abbassamento della qualità e perdita di diritti.

Questo meccanismo appare evidente per esempio in Canada, dove le quasi 40 mila licenze inizialmente rilasciate ai cittadini in concessione governativa sono state ritirate per essere affidate in esclusiva ad alcune grandi società.

Non vogliamo subire dopo decenni di danno anche la beffa, assistere al passaggio della produzione e distribuzione della canapa dal monopolio delle mafie a quello delle multinazionali, mentre i privati che coltivano le proprie piante continuano a finire in galera.

I nostri modelli di riferimento sono l'autogestione e l'autoproduzione, sosteniamo i piccoli produttori, le reti locali e i Gruppi d'Acquisto, siamo contro la grande distribuzione che fa profitti sulla pelle di chi produce.

Difendiamo le biodiversità non solo per il prezioso valore delle specifiche diversità delle varietà locali, ma anche per garantire la possibilità di continuare a vivere a chi quelle biodiversità produce a kilometro zero, senza farsi risucchiare e asservire dalle grosse produzioni agricole industriali.

Condividiamo la non brevettabilità del mondo vegetale e, come ci indigniamo per come le multinazionali hanno strangolato i contadini indiani con le sementi ibride costringendoli a ricomprare ogni volta i semi a prezzi imposti, non approviamo quelle stesse politiche messe in atto dalle aziende che nei grow shops vendono solo sementi ibride F1 di Cannabis da "collezione" non riproducibili.

L’edizione di Roma 2015 cambia modalità, abbandonando, almeno per ora, la manifestazione in stile “street” per passare ad una modalità stanziale, in una grande villa comunale.

Insieme alle associazioni che si occupano di contrastare gli effetti del proibizionismo, e ai vari produttori di canapa che la trasformano in cibo, tessuti, carta, bioedilizia, cosmetici e altro, vorremmo la partecipazione di tutte quelle realtà che nei territori difendono l'ambiente e la qualità della vita contro inceneritori, discariche,  trivelle, antenne, radar, pesticidi, impianti nocivi, servitù militari e "grandi opere" devastatrici.

Vorremmo costruire una piazza dedicata alle resistenze territoriali del terzo millennio, la “CITTADELLA DEI BENI COMUNI ANTROPOBIOS, RESISTENZE DEL TERZO MILLENNIO”, insieme alle realtà diffuse nei territori, consapevoli che la canapa è uno dei beni comuni da difendere.

Saranno presenti alcuni sound, cibo e banchetti informativi ed un'area dedicata a dibattiti, interventi, presentazioni di libri, laboratori e workshops.

Lo scorso anno abbiamo contribuito con la rete “Fine del Mondo Proibizionista”, assieme a reti di operatori, associazioni e comunità di accoglienza non punizioniste, che si occupano a vario titolo ed ognuna con la propria specificità di ridurre i danni del proibizionismo, alla stesura condivisa della “Carta dei Diritti delle Persone che Usano Sostanze”.
Quel documento, con i suoi 21 articoli, è una sorta di carta costituzionale entro la quale, secondo i firmatari, dovrebbe muoversi chi legifererà in materia e costituisce la base delle rivendicazioni alla futura conferenza governativa, quando e se mai ci sarà.

Ricordiamo che le conferenze governative di verifica delle politiche sulle droghe sono previste dalla stessa legge 309/90 con scadenza triennale, e l'ultima si è tenuta sei anni fa a Trieste, una vera farsa gestita da Serpelloni, quindi sono ormai tre anni che i vari governi succedutisi risultano inadempienti a proposito.

Fra le molte urgenze irrisolte, a più di un anno dalla dichiarazione di incostituzionalità della Fini-Giovanardi segnaliamo la presenza in carcere di migliaia di persone condannate in base ad una legge non più in vigore, ma ancora recluse a causa del mancato ricalcolo della pena.

Per non parlare della mancata implementazione delle politiche di prevenzione e riduzione del danno, pur previste dalla legge, ma messe continuamente in discussione dal persistente approccio moralistico e repressivo, falcidiate dai tagli ai servizi sanitari e sociali.

Di tutto questo e altro ancora discuteremo a Roma il prossimo 9 maggio 2015, in un parco o in una villa comunale di cui a breve verrà resa nota l'ubicazione, assieme al programma della giornata sul sito ufficiale della M.M.M.(Italia).

 

Nota sul "commercio indotto" collaterale alla MMM.

Dopo avere negli ultimi anni costantemente avvisato i partecipanti alla Marcia, con continue brevi comunicazioni dai microfoni sui carri e distribuendo stampati, di non finanziare in alcun modo le mafie, abbiamo purtroppo dovuto registrare la difficoltà di impedire l'imperversare dei dipendenti della camorra, che scorrazzano tra i camion con i loro carrelli, bagnarole e ombrellini, vendendo bibite e altro.
Così come i loro colleghi africani, che si aggirano esponendo grandi buste di erba in vendita, sempre di origine rigorosamente narcomafiosa, impossibili da arginare in una manifestazione di decine di migliaia di persone danzanti tra i camion in movimento.

Purtroppo, se continuano a venire è perchè evidentemente hanno mercato, e anche questo è un effetto del proibizionismo.

Speriamo che in questa edizione "stanziale", che si svolge all'interno di un parco, in un perimetro circoscritto con ingressi delimitati, sia più facile arginare questo fenomeno, che in una manifestazione contro ogni monopolio e tutte le mafie è una intollerabile contraddizione.

no expo 2015

Vorremmo vivere in un mondo dove la coltivazione della Cannabis fosse libera, come per il basilico o il prezzemolo e fossero invece vietati i Mac Donalds, gli OGM e le multinazionali che li producono. Per questo la MILLION MARIJUANA MARCH (Italia) aderisce e sostiene con entusiasmo il NO EXPO, come importante forma di resistenza del nostro tempo, rigraziandoli per il loro prezioso impegno fin dal 2007, contro la devastazione prodotta da questo ennesimo scempio spacciato per grande opera.

bannerone noexpo

Silenzio in sala...

Per rendere omaggio a Francesco Rosi, pluripremiato regista scomparso di recente e realizzatore di importanti film d'inchiesta, proponiamo un breve dialogo tratto dal suo film "Dimenticare Palermo".

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