La Cassazione ha sentenziato per il ricalcolo delle pene per le persone condannate con la incostituzionale legge Fini-Giovanardi

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Lo scorso 8 febbraio un vasto cartello composto da centinaia di sigle visionabili alla pagina appello Legge Illegale, portava in piazza a Roma decine di migliaia di persone che reclamavano la cancellazione della legge Fini/Giovanardi che pochi giorni dopo, il 12 febbraio, la Corte Costituzionale sancì essere anticostituzionale cancellandola.

Mesi dopo nelle carceri italiane ci sono ancora migliaia di persone detenute per una legge non più in vigore e il 29 maggio la Cassazione ha sentenziato per il ricalcolo delle pene per i condannati con la precedente legge.

 

 

anastasia

Cosa accadrà ora? Ogni singolo detenuto dovrà richiedere il ricalcolo oppure, come suggerisce Stefano Anastasia, un decreto con il quale il giudice dell’esecuzione provvederebbe d’ufficio alla rideterminazione della pena illegittima nella misura in cui essa è stata ridotta dei due terzi con la cancellazione della Fini Giovanardi.

Di ciò vi proponiamo gli approfondimenti tratti dal sito di Fuoriluogo.

 

Un'altra vittoria della ragione

Dalla Cassazione arriva il via libera al ricalcolo delle pene per i condannati per spaccio di cannabis alla luce delle sentenze della Corte Costituzionale

La decisione della Corte Suprema di Cassazione a sezione unite di oggi da il là al ricalcolo delle pene per tutti coloro sono in carcere a seguito di condanne per spaccio di sostanze derivate dalla cannabis, anche in caso di recidiva

In attesa di avere il testo della sentenza si apre la strada dell'uscita dal carcere per migliaia di detenuti illegittimamente incarcerati a causa dell'incostituzionalità delle norme repressive della legge voluta da Carlo Giovanardi.

Un'altra vittoria del movimento contro la Fini-Giovanardi: nei giorni scorsi La Società della Ragione aveva tenuta un seminario a Roma con giuristi e avvocati da tutta Italia proprio sulla questione dell'applicazione di una pena illegittima. Ecco il dossier dal sito dell'Associazione.

 

Droga, fuori dal carcere migliaia di condannati

Cassazione spiega gli effetti della sentenza della Consulta

Per effetto della decisione delle sezioni unite penali della Cassazione "potranno uscire dal carcere migliaia di detenuti condannati per piccolo spaccio, qualora venisse accolta la loro richiesta di revisione del trattamento sanzionatorio". Lo spiegano fonti della Suprema corte.  Le stesse fonti della Suprema corte, preannunciano anche come, in questo modo, "aumenterà di molto il lavoro dei magistrati dell'esecuzione della pena" che nella maggior parte dei casi sono i tribunali e in misura minore le corti d'appello.

Via libera, dalle sezioni unite penali della Cassazione, al diritto dei condannati in via definitiva per spaccio lieve di droga, con la recidiva, alla rideterminazione della pena al ribasso, per effetto di due verdetti, del 2012 e quello recente del 2014, della Consulta sulla legge Fini-Giovanardi. I supremi giudici - presieduti dal primo presidente Giorgio Santacroce - hanno appena preso questa decisione, accogliendo un ricorso della procura di Napoli contro la decisione del tribunale, che aveva negato ad un condannato recidivo per piccolo spaccio di ottenere il ricalcolo della pena a seguito della sentenza della Consulta che nel 2012 aveva dichiarato incostituzionale la norma della Fini-Giovanardi che vietava la concessione delle circostanze attenuanti prevalenti nel caso di recidivi.

I condannati definitivi con recidiva per piccolo spaccio, potranno ottenere il ricalcolo della pena per l'incostituzionalità della norma che vietava loro la concessione delle circostanze attenuanti, ed inoltre il giudice dell'esecuzione incaricato del ricalcolo dovrà tenere presente della 'abolizione' della Fini-Giovanardi nella parte che non distingueva tra droghe leggere e pesanti con effetti di aggravio di pena anche per le ipotesi lievi.

Decisione non riguarda grossi trafficanti
Della decisione della Cassazione, precisano fonti della stessa Suprema corte, "non si possono avvantaggiare i detenuti condannati in via definitiva per spaccio di droghe pesanti commesso con l'associazione a delinquere". In base alle ultime stime, in carcere ci sono circa cinque mila detenuti per spaccio di droghe pesanti in associazione, e circa nove mila per spaccio di lieve entità. E' quest'ultima 'platea' che potrà chiedere il ricalcolo della pena ai giudici dell'esecuzione.

Cassazione,ora Italia al passo con Strasburgo - "La decisione della Cassazione mette l'Italia al passo con la giurisprudenza di Strasburgo e, insieme alle due sentenze della Consulta, ci mettono più 'in regola' con la Carta di Diritti dell'Uomo". Così Giuseppe Maria Berruti, direttore del massimario della Cassazione, sul verdetto che riduce le condanne per spaccio leggero.

 

Droga, un decreto per le pene illegittime

Stefano Anastasia commenta la sentenza della Cassazione per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 4 giugno 2014

Dunque anche su questo avevamo ragione: non è possibile eseguire pene illegittime. Come la Corte costituzionale ci ha dato ragione sulla illegittimità della legge Fini-Giovanardi, così le sezioni unite della Cassazione ci hanno dato ragione sull’impossibilità di continuare l’esecuzione di pene determinate sulla base di norme giudicate costituzionalmente illegittime. Il caso all’esame della Suprema Corte riguardava l’esecuzione di pene viziate dalle norme incostituzionali della legge Cirielli, la Three Strikes Law de’ Noantri, ma c’erano precedenti sull’aggravante di immigrazione clandestina (anch’essa giudicata incostituzionale dalla Consulta) e gli effetti della decisione inevitabilmente si riflettono sulle pene spropositate volute dalla Fini-Giovanardi. Eccole qua, le tre leggi del sovraffollamento penitenziario italiano riunite nel comune giudizio di illegittimità costituzionale. Non si poteva far di meglio per rendere chiaro al colto e all’inclita che quella vergogna nazionale non è il frutto di una congiunzione astrale, ma di precise scelte politiche di cui qualcuno porta la responsabilità.
Vedremo se Governo e Parlamento saranno capaci di cambiare verso in queste delicate materie. Intanto, però, bisogna affrontare il destino di quelle migliaia di detenuti che stanno scontando una pena illegittima. Quello affermato dalla Cassazione è un principio di diritto che vale nel caso concreto. I singoli giudici di merito potranno richiamarvisi per decidere quelli che verranno loro sottoposti. Ma quanti delle migliaia di detenuti condannati sulla base di pene illegittime sanno che stanno scontando una pena cui non dovrebbero essere tenuti? E quanti sanno che possono rivolgersi a un giudice per farsela rideterminare? E quanti sono i giudici che, come a Milano qualche settimana fa, potrebbero confermare una pena minima in base alla Fini-Giovanardi per il solo fatto che rientra nei nuovi limiti di pena, senza considerare che ora sarebbe una pena massima? Il campo delle ingiustizie potrebbe allargarsi fino a includere la maggioranza di quei detenuti in esecuzione di pene illegittime.
All’indomani della sentenza della Corte costituzionale avevamo chiesto al Governo un decreto ad hoc, affinchè fosse fissata per legge la rideterminazione delle pene illegittime. L’amministrazione penitenziaria avrebbe potuto almeno informare i detenuti interessati della possibilità di ricorrere al giudice dell’esecuzione. Nulla di tutto ciò è successo, salvo qualche modifica migliorativa del discutibile decreto Lorenzin. Ora però la pronuncia della Cassazione ripropone il problema e in alcune procure si comincia a paventare il collasso degli uffici di esecuzione. Bene, sarà dunque il momento per recuperare il tempo perduto: nel decreto-legge promesso a Strasburgo per sanare la mancanza di rimedi compensativi alla violazione dei diritti dei detenuti in Italia, si aggiunga un articolo, semplice semplice, con cui si stabilisca che il giudice dell’esecuzione provvede d’ufficio alla rideterminazione della pena illegittima nella misura in cui essa è stata ridotta in astratto (dei due terzi, nel caso della dichiarazione di incostituzionalità della Fini-Giovanardi). Non è la riforma organica che ci vorrebbe sulle droghe, non è un provvedimento di clemenza ad hoc come quello che Obama sta mettendo in opera negli Usa, non è il generale provvedimento di clemenza che servirebbe per ricondurre alla piena legalità le carceri italiane, ma – almeno – cancellerebbe l’ulteriore vergogna di migliaia di detenuti trattenuti in carcere sulla base di una legge dichiarata incostituzionale.

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