SBALLOttaggi per il secondo turno delle amministrative di domenica 19 giugno.

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 Come sapete, la Million Marijuana March (Italia) non ha mai sostenuto candidati o tirato la volata a nessun partito e non certo per qualunquismo, ma coerentemente alla nostra critica consapevole al sistema di delega partitocratico fintamente democratico, dove la cittadinanza viene esclusa dalle decisioni che la riguardano ed è obbligata a subire anche le imposizioni dei trattati internazionali, tra cui quello sulle droghe e sulla coltivazione della Cannabis.

 Considerando che viviamo in uno dei paesi più corrotti al mondo, dove addirittura alcuni rappresentativi esponenti della Magistratura affermano che la corruzione non è una eccezione né un incidente di percorso, ma sistematica – ed oggi, a differenza del passato, i politici nemmeno se ne vergognano più – come potremmo continuare a dargli fiducia noi per primi, due volte penalizzati, sia come cittadinanza che come comunità perseguitata dal proibizionismo?

Piuttosto, continuiamo a dire la nostra in difesa dei Diritti e dei beni comuni aggrediti dai soliti poteri forti.

Ultimamente, lo abbiamo fatto prendendo posizione contro le trivelle, invitando a votare “SI” al referendum dello scorso 17 aprile (vedi: http://bit.ly/MMM-Referendum-17-04-2016), così come ora invitiamo a sostenere le raccolte di firme per i referendum contro le trivelle e gli inceneritori, in difesa dei beni comuni e della scuola pubblica (vedi: http://www.referendumsociali.info).

Il 7 Maggio, abbiamo partecipato alla manifestazione nazionale #StopTTIP contro il trattato USA Europa che, se passasse, ci trasformerebbe in sudditi abitanti di colonie delle multinazionali, obbligati a subire imposizioni senza possibilità di opposizione e tantomeno di decidere della cancellazione di moltissimi diritti che sono fondamentali per qualsiasi società si autodefinisca democratica, dalla salute ai contratti di lavoro fino alle razzie dei beni comuni o la impossibilità di rifiutare l’uso di veleni in agricoltura e nei cibi, l’obbligo ad usare solo semi registrati anche OGM e altro ancora.

Più che mai convinti della necessità di resistere a queste prepotenze, confermiamo che torneremo ancora a manifestare contro il TTIP e trattati capestro simili come il CETA ogni volta che sarà necessario.

Ad ottobre, inviteremo a votare contro il tentativo del ministro Boschi e del premier Renzi di cambiare la Costituzione da parte di un governo non eletto, facendola diventare la “costituzione” del premier e non a caso anche l’ANPI ha detto la sua sull’assurda pretesa, forse memori dei rischi di regimi con un uomo solo al comando.

Pochi giorni fa, abbiamo spiegato come le ragioni di quella fetta di popolazione che utilizza sostanze illecite reclamando la fine delle persecuzioni proibizioniste siano aliene alla classe politica italiana, che mira alla costruzione del monopolio finalizzato ancora al profitto di pochi, calpestando i diritti di moltissimi/e.

Abbiamo spiegato la sinergia tra tre diversi disegni di legge, uno al senato, uno alla camera e una raccolta di firma per una proposta legge di iniziativa popolare che, oltre a tentare di dare visibilità ai suoi proponenti, che tentano disperatamente di tornare in parlamento, mira a sostenere anche essa il monopolio benchè abbia un testo diverso che mai verrà discusso e abbiamo argomentato anche come ne siano tutti consapevoli (vedi: http://bit.ly/monopolio-cannabis-legale).

Non a caso, il coordinatore del neonato “coordinamento dei growshop” che raccolgono queste firme, sabato 5 giugno, alla vigilia delle elezioni amministrative di domenica 6 giugno, inizia la sua trasmissione proprio invitando a votare i candidati radicali oppure, dove non vi siano, indicando di votare coloro che supportano la PL dell’Intergruppo Cannabis Legale (per il monopolio) ora alla Camera, vedi: Non solo skunk Ep 26 – Al Voto Antipro

Oltretutto, proprio il coordinatore di questo coordinamento di growshop, proprietario a sua volta di un growshop a Parma e conduttore della suddetta trasmissione con scadenza settimanale ogni sabato, lascerebbe intendere, nel tipico ingannevole stile strumentale che li distingue, che anche la manifestazione del 28 maggio a Pisa fosse a sostegno del loro modello di legalizzazione, tralasciando e fingendo di non sapere che invece anche il Canapisa è tra le molte sigle firmatarie del documento del 3 marzo contro la PL dell’Intergruppo, come si può constatare dalle firme in fondo a questo documento al link: Cannabis “legale”? …Ma a quale prezzo?!!

Come abbiamo ampiamente argomentato, è una composizione trasversale di politicanti e enormi interessi quella alla quale ci stiamo opponendo, smascherando le loro manovre come abbiamo sempre fatto negli approfondimenti e in particolare negli ultimi due dove spieghiamo anche come queste tre diverse leggi sono finalizzate a garantire il varo di una sola legge per realizzare il monopolio che è quella dell'Intergruppo Cannabis Legale attualmente alla Camera.

La loro cantilena della “legalizzazione” è solo una trappola, un’esca; se le coltivazioni personali fossero veramente legali non ci sarebbe bisogno di dichiarare alla più vicina sede dei monopoli le loro ubicazioni.

Il loro intento è trasformare in profitto le nostre ultradecennali istanze nel tentativo di strappare al proibizionismo la produzione della cannabis, utilizzando nella loro ingannevole propaganda parole digerite nell’immaginario collettivo, in parte grazie anche alle nostre lotte.

Non siamo contro il mercato e nulla avremmo in contrario se lo stato si finanziasse ANCHE con la vendita nei negozi della cannabis, come ora trae risorse dalla tasse sulla vendita del vino, ma il vino infatti non è di pertinenza del monopolio e chiunque può farselo.

Se si calcola quanto allo stato arriva con l’IVA e quanto con il resto delle tassazioni che ogni attività ha sulla differenza tra quanto spende e quanto incassa, ciò che ne risulterebbe sarebbe comunque un ottimo introito per le casse dello stato e ciò non escluderebbe neanche controlli severi sulla qualità che il monopolio non garantisce affatto.

Prendiamo ad esempio il caso dei tabacchi, le sigarette vendute con il marchio dei monopoli e prodotte dalle multinazionali del tabacco contengono fino a 600 eccipienti e quel tabacco è coltivato irrorandolo "liberamente" con pericolosi pesticidi come abbiamo già detto e documentato in precedenti articoli.

Nessuno si opporrebbe ad una norma che prevedrebbe un numero di piante legali da coltivare singolarmente o in CSC e la vendita in negozi con specifiche licenze per poter vendere a chi invece non intende coltivare, ma tutto questo deve rimanere fuori dalla gestione del monopolio.

Il monopolio sarebbe funzionale solo a garantire alla prima finanziaria utile, successivamente al suo varo, se questa PL fosse sciaguratamente tramutata in legge, la possibilità di vietare le coltivazioni personali o in CSC per motivi di conflitto di interessi con il monopolio stesso.

Sostituire parte del monopolio ora affidato alla criminalità con un altro che in parte sarebbe affidato al monopolio legale non ci rasserena, perché sempre noi reprimerebbero per costringerci ad acquistare da LORO.

Cosa cambierebbe per chi ora arrestano per coltivazione della cannabis al fine di garantire il monopolio alle narcomafie, se poi continuerebbero ad essere arrestati per garantire il nuovo monopolio, come avevamo già detto mesi fa (vedi: http://bit.ly/monopolio-cannabis).

Ci vuole un bel coraggio per riuscire ad affermare, come una radicale ha fatto recentemente, che il DDL “Cannabis Legale” ricalca la recente riforma normativa dell’Uruguay, senza considerare il contesto del nostro paese e della sua classe politica non paragonabile con l'Uruguay.

Sappiamo purtroppo bene chi sono i nostri politici, mentre il presidente dell'Uruguay, Josè “Pepe” Mujca è stato comandante guerrigliero Tupamaros dell’MNL, formazione marxista guevarista che insorse in armi alla dittatura, fu sei volte ferito in combattimento, nel 1972 evase dalla prigione di Punta Carretas, fu nuovamente arrestato e torturato per 12 anni. Fu uno dei 9 dirigenti tupamaros prigionieri che la dittatura civile-militare chiamava rehenes (ostaggi) da usare come arma di ricatto nella guerra civile contro la resistenza armata e ora da Presidente, percepisce lo stipendio medio basso di un operaio e gira con la sua macchina, una vecchia utilitaria del 1987 che nessun politico nostrano oserebbe toccare neanche con un dito.

Se fossimo in Uruguay o la nostra classe politica fosse come la loro, non ci opporremmo al monopolio di stato, ci basterebbe la parola del Presidente “Pepe” che le auto coltivazioni delle piante personali non verrebbero cancellate alla prima occasione dopo il varo della legge e se fossimo in Uruguay andremmo anche a votare.

A nostro avviso nessuno della attuale classe politica si salva, nessuno ci rappresenta e nessuno merita la nostra fiducia, ci sentiamo affini a Totò nel breve estratto di tre minuti da un suo vecchio film ancora drammaticamente attuale nella sua grottesca ironia che vi riproponiamo: Gli onorevoli - Vota Antonio - 1963

Per quanto ci riguarda, coerentemente con la nostra scelta di rimanere estranei ai giochi di palazzo, per reclamare diritti non in vendita che non abbiamo intenzione di scambiare con interessi economici di bottega o finalizzati a tirare volate elettorali, non solo non daremo alcun tipo di indicazione di “voto antiproibizionista” a favore di chi intende costringerci a diventare clienti del monopolio che stanno costruendo, ma lanciamo per domenica 19 giugno gli SBALLOttaggi.

Invece che ai seggi per il ballottaggio, andiamo al mare, in montagna, in collina, al fiume, al lago oppure rimaniamo in città, ma scegliamo di non votare chi non ci rappresenta.

VOTA ANTONIO, VOTA ANTONIO, VOTA ANTONIO, VOTA ANTONIO, VOTA ANTONIO, VOTA ANTONIO, VOTA ANTONIO LA TRIPPA.

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