Autoproduzione Unica Soluzione

Un PERICOLOSO PESTICIDA è stato rinvenuto sulla cannabis coltivata e commercializzata in COLORADO da una ditta autorizzata alla produzione.

Si tratta del secondo caso in poco tempo, dopo quanto già emerso in merito alla "medical cannabis" coltivata in Canada con pesticidi della Mosanto e denunciato da un attivista canadese in un articolo da noi tradotto (vedi: Monsanto and Health Canada Cannabis).

In Colorado i controlli hanno funzionato, sarebbe così anche in Italia?

Le cronache ci avvisano spesso di frodi alimentari su merci molto meno redditizie, dall'olio di oliva con dentro di tutto alla mozzarella alla diossina e molto altro ancora. Ricorderete il caso eclatante del vino al metanolo, ritirato su ordine della magistratura nel 1986, ma solo dopo le 23 vittime e i gravissisi danni neurologici o la cecità che purtroppo provocò in molte più persone.

La stessa ditta responsabile della letale adulterazione al metanolo, usato per aumentare il grado alcolico del vino, era stata gia denunciata due anni prima: "Già nel 1984 l'Ispettorato centrale repressione frodi (ICRF) di Treviso fece visita alla ditta contestando un uso improprio ed eccessivo di metanolo. A seguito del controllo e delle analisi condotte fu eseguito un sequestro preventivo e partì contestualmente una denuncia della quale non si ebbe più traccia, tanto che i titolari continuarono a produrre vino indisturbati fino all'accadimento dell'evento drammatico" (Fonte: Wikipedia, Scandalo del vino al metanolo in Italiaipedia, Scandalo del vino al metanolo in Italia).

Si trattò quindi di una tragedia annunciata con ampio anticipo, ma che purtroppo non evitò il tragico epilogo, le vittime non furono mai risarcite e il maggior responsabile, Giovanni Ciravegna, uscito di galera nel 2001, molto prima di avere scontato i 14 anni di condanna, riprese la sua attività di produttore di vini nelle Langhe. Le sofisticazioni continuarono, in diverse regioni fu rilevata addirittura la presenza nel vino di sostanze quali l'acido cloridrico e l'acido solforico, senza poter escludere altre sostanze gravemente dannose per la salute. Le contraffazioni furono riscontrate ben due volte, nel 2009 e nel 2014, addirittura in uno dei più prelibati vini italiani, famoso nel mondo come il Brunello.

Per tutte queste vicende la rivista "l'Espresso" coniò il termine Velenitaly, per la loro indagine sul vino al metanolo e agli acidi, poco prima della edizione 2008 del Vinitaly. I pesticidi sono pericolosi anche sulle verdure e la frutta, merci molto meno "preziose" della cannabis, venduta al grammo anziché al litro, come i vini, oppure al chilo, come gli ortaggi, che però almeno possono essere lavati, a differenza delle infiorescenze femminili di Cannabis che se fumate non passano per la catena digestiva ma arrivano direttamente al sangue attraverso gli alveoli polmonari. Non è assolutamente possibile ignorare, poi, l'aggravante data dal fatto che noi che NON sappiamo cosa può provocare la combustione e l'inalazione dei vapori di pesticidi, che anche ingeriti sono tossici, quando fossero usati sulle infiorescenze femminili di cannabis.

Considerando quindi che, in spregio della altrui salute, la storia ci insegna quanto sia pericoloso il miraggio del profitto, proporzionalmente più diffuso in relazione al valore della merce stessa, chi potrebbe sentirsi tranquillo ad acquistare cannabis coltivata e commercializzata in questa nuova corsa all'oro? Chi potrebbe affermare che per evitare di veder danneggiato un ricco raccolto i beneficiari del monopolio non userebbero agenti chimici letali in un paese che non è nè il Canada e neanche il Colorado, dove gia ora e molto spesso, per inseguire facili guadagni si avvelenano anche merci molto meno care? La unica cannabis sicura e quella che ci si coltiva da soli, autoproduzione unica soluzione.

 

 

Imponente ritiro dal mercato di cannabis contaminata da pesticidi

di David Migoya and Ricardo Baca,
pubblicato su "The Denver Post" del 17-03-2016

ARTICOLO ORIGINALE: http://www.denverpost.com/marijuana/ci_29651440

I controllori statali sulla marijuana hanno annunciato giovedì il ritiro di un grosso quantitativo di erba appositamente coltivata, che potrebbe essere stata trattata con un pesticida non approvato, da parte della ditta MGI Inc. di Denver le cui coltivazioni sono gestite dal marchio Kindman.

Il ritiro - che lo stato annuncia per motivi di cautela per la salute pubblica e la sicurezza - sembrerebbe interessare dozzine di varietà che la società ha coltivato da marzo 2014 a gennaio 2016, come annunciato dalla Divisione per il Rafforzamento dei Controlli sulla Marijuana del Colorado.

I controllori hanno detto che il richiamo è il risultato di un'investigazione da parte del Dipartimento di stato dell'Agricoltura che ha confermato la presenza di imidacloprid, uno degli insetticidi più utilizzati al mondo ma non approvato per essere usato sulla marijuana.

Ryan Fox, il proprietario della MGI afferma che la sua azienda "non ha assolutamente usato questo pesticida nella produzione" e si oppone al ritiro.

"Contestiamo questi dati e vogliamo indietro quanto trattenuto" ha detto. "Pensiamo che il test non sia affidabile e che il Dipartimento dell'Agricoltura del Colorado potrebbe aver contaminato i nostri campioni durante il controllo."

Lo stato ha risposto che il laboratorio è "certificato" e che "soddisfa standard elevati del campionamento e controllo della qualità", questo secondo Steve Bornmann, direttore della Divisione per l'Ispezione ed i Servizi al Consumatore del CDA (Colorado Department of Agricolture).

Fox ha detto che i test effettuati presso il CDA hanno mostrato tracce del pesticida in concentrazioni di 5 parti per miliardo e dice che vuole testare nuovamente le piante.

Rachel Gillette, avvocato del Colorado, afferma che l'industria della marijuana è preoccupata per i test statali sui pesticidi ed aggiunge, "Il laboratorio di stato ci restituisce risultati non coerenti ... il licenziatario non ha modo di fare una controverifica".

Non si sa quanto sia esteso il richiamo, quante piante siano coinvolte e quanti prodotti inclusi, lo stato non ha rilasciato questa informazione. Fox dice che gli strain vengono venduti ai negozi di tutto lo stato che a loro volta li rivendono ai clienti.

Il ritiro non si estende al negozio di proprietà della stessa azienda, la Grass Station che opera nella stessa Elati Street in cui si trova una delle coltivazioni con licenza interessata dal ritiro.

L'altra coltivazione interessata è all'indirizzo di Colorado Boulevard.

L'azienda ha una terza coltivazione non interessata dal sequestro in Smith Road.

I controllori invitano i consumatori che hanno uno qualsiasi dei prodotti - infiorescenze, trim, concentrati ed altri prodotti commestibili contenenti cannabinoidi - a riportarli presso il rivenditore per un ritiro appropriato. I prodotti interessati sono contraddistinti dai codici 403R-00008 e 403R-00009.

Nononstante l'ampio utilizzo, per alcuni ricercatori l'imidacloprid è uno dei pesticidi responsabili per gli stermini nelle colonie di api osservati recentemente.

Dato che la marijuana è (ancora) illegale a livello federale, nessun pesticida ha ricevuto approvazione specifica per questo utilizzo. In Colorado i garanti hanno stabilito che certi pesticidi si possono usare dato che non vìolano quanto riportato in etichetta sul prodotto, come vuole la legge federale.

Il Colorado ha iniziato una campagna per azzerare l'uso dei pesticidi che non dovrebbero essere usati nella coltivazione di marijuana, dopo che il Governatore John Hickenlooper ha dichiarato che (i pesticidi usati sulla marijuana) sono un problema di salute pubblica e la marijuana contaminata dovrebbe essere distrutta.

L'azione del Governatore ha fatto seguito a mesi di articoli del Denver Post relativi al problema della contaminazione della marijuana con pesticidi, problema che si è presentato nonostante leggi esistenti che avrebbero dovuto prevenire il fenomeno.

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